Biancaneve e il cacciatore

Lo so cosa state pensando.
“Ma come, dopo anni di silenzio, riemergi con la recensione di una simile porcheria?!”
E invece no, cari lettori, NO.
Questo film è un CAPOLAVORO ingiustamente sottovalutato.

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Pensate!
Guardare molti film richiede tempo, soldi e fatica; ci sono un sacco di generi, di situazioni; le trame sono tante e complesse; la durata logorante. E più di tutto, pesa la scelta: commedia? Azione? Film romantico? Fantasy? E perchè non qualcosa di orientale?

Potete sprecare tempo e risorse nel guardare un sacco di film diversi, litigare con la vostra ragazza e con gli amici per scegliere cosa vedere, seguire vicende difficili e trame sensate… oppure semplicemente vedere Biancaneve e il cacciatore e in circa due ore vedrete tutti i film che avete sempre sognato. INSIEME.

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L’avvio ha il tono misticamente senza tempo della favola che tutti ricordiamo: scene di algida bellezza in ambientazioni di medievale splendore. La fiaba si dipana avvolta dal mistero, in un’atmosfera plumbea, fin dall’inizio. E il tono della narrazione è quello epico, della parabola.

Una parabola sulla fedeltà maschile: un re inconsolabile che dopo circa 2 minuti di film si è già ampiamente consolato con la più bella del reame (e infatti muore 4 minuti dopo, e ben gli sta!)

Anche una parabola sull’invecchiamento, con una Charlize Theron di età indefinibile, in continua alterazione. Una parte, aggiungo, coraggiosa per un’attrice non più giovanissima: non si capisce mai dove finisca il botulino, dove inizi la realtà, dove dominino gli effetti speciali.

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Al suo fianco una Kristen Steward che si contraddistingue per alcune caratteristiche quali: la perenne sporcizia, la palese idiozia di quasi tutte le battute pronunciate e la completa assurdità della parte stessa. In tutto questo, devo dire che la bellezza dell’attrice risplende in maniera prodigiosa e che anche il suo talento si dibatte per emergere…

snow-white-huntsman-img01Ma diciamocelo: la missione era molto superiore alle sue forze. La poverina prova a fare del suo meglio per sopravvivere ad un copione tra i più insulsi della storia, ma è già perduta alla prima struggente inquadratura del suo viso coperto di fuliggine e di sporco, chiusa in una torre del castello (dove se no?!).
Subito dopo le fanno recitare un Padre Nostro. Si. Un Padre Nostro. A questo punto del film magari lo spettatore si era fatto l’idea fosse un fantasy per miscredenti e gli sceneggiatori sono tanto pii da volerlo rassicurare: “Questo è un film per le famiglie! Guardate! La protagonista PREGA!”.

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Se la scena sembra stupida, il resto non fa che peggiorare in un crescendo di assurdità. Il film è una sequela di cosmiche idiozie che si susseguono a un ritmo vertiginoso: nella prima ora abbiamo assolutamente TUTTO, dalle sequenze romantiche al fantasy. Cavalcate in fuga nel bosco, su bianco destriero (che ovviamente fa la stessa fine del cavallo di Atreyu della Storia Infinita); foreste oscure piene di spore allucinogine che servono a indurre visioni; maschi distrutti dal dolore; femmine rapaci e vendicative; villaggi pseudo-asiatico di amazzoni dalle guance segnate di cicatrici; mostri giganteschi…

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Dai nani in avanti il film precipita. Abbiamo un ottavo nano, che serve solo a farsi ammazzare; un nano cieco che serve a fare da guida spirituale agli altri (interpretato da un accecato Bob Hoskin che dopo questa parte ha deciso di concludere la propria carriera!); fate e fatine come se piovessero, realizzate con un 3D degno di Luc B; il mistico cervo già visto nella Principessa Mononoke; canti e balli; sequenze drammatiche nella neve. Da Avatar a Miyazaki, passando per Matrix, Robin Hood, Legend, Labyrinth, La Morte Ti Fa Bella… qui c’è tutto, e perchè sprecare tempo altrove, con altri film, quando è tutto qui!?

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Ah, e le signore non temano: abbiamo romanticismo a carrettate!
Per restare fedeli alla tradizione di tutti i film della Stewart, ecco a voi il triangolo amoroso tra il maschio un po’ ruvido e passionale (che qui non è un licantropo, ma il Cacciatore) e l’efebo esangue di alta nobiltà (che casualmente non è un vampiro, ma il principe azzurro). Considerato il titolo non c’è molta suspense su chi dei due abbia la meglio nel “cuore” della protagonista, e l’alternanza dei due è più fastidiosa che solleticante. In aggiunta a questo, non scopano. Ci tengo a dirlo subito, prima che anche voi, come me, guardiate tutto il film in attesa di qualche scena un po’ hot: niente, nada, nisba, null. Uno strazio.

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Il Cacciatore ha una voce sexy e gli occhi blu e l’attore è noto al mondo come Il Figo Epocale Che Ha Fatto Thor. Vi consiglio la versione originale del film, perchè nel doppiaggio italiano la voce è meno sexy e restano solo gli occhi blu. Non rimane molto altro, nè dell’interprete, nè del personaggio. Ah no, c’è pura una scena dove si intravede a petto nudo e wow, tantissima roba. Purtroppo è una scena breve.

Poi c’è il Principe, che ci viene presentato come una via di mezzo tra Robin Hood e un ninja. Ha anche lui gli occhi blu, è anche lui figo… ma ovviamente non quanto il cacciatore, perchè ha il nasino raffinato MA NON la voce sexy: non c’è gara.


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Poi, per completare il quadro dei personaggi maschili, abbiamo un eccezionale fratello della regina: il personaggio è l’unica invenzione davvero degna menzione dell’intero copione. Vagamente simile a Riff Raff del Rocky Horror Picture Show, con lui gli sceneggiatori creano da subito un’incredibile mistura di ambiguità, perversione, angoscia. Fin dalla prima scena in cui compare vediamo una creatura dominata dalla debolezza, ma con la quale non si riesce minimamente a empatizzare. La lascivia domina ogni situazione in cui lui compare (fino alla sequenza dove viene ucciso, che non lascia molti dubbi sulla simbologia associata!), con implicazioni angoscianti… e se inizialmente sembra un eunuco sospeso al servizio della sorella, appare chiara molto in fretta la cupidigia e l’orrore con cui lui vede lei e tutte le presenze femminili del film. Grandissima interpretazione, che si accompagna a quella della Theron e che è uno dei pochi elementi positivi del film.

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A parte questi personaggi, il film va segnalato alle dame per l’inverecondo quantitativo di maschi un po’ stropicciati che regala, fin dalle prime scene. Se vi piace il genere uomo dal capello riccio, dalla barba incolta e dal fascino un po’ rude, qui avrete semplicemente l’imbarazzo della scelta… al punto che difficilmente riuscirete a distinguerne uno dall’altro.

Una cosa sola lascia spiazzati di questo film: la fotografia. Perchè, diversamente da tutto il resto, non fa schifo. Anzi.
A dispetto del copione, a dispetto anche della volgarità di certi effetti speciali, le immagini hanno una qualità e un carattere assolutamente non banali, soprattutto quelle con Charlize Theron. Simmetriche e glaciali, sono l’unica cosa che salva il film insieme agli splendidi costumi della regina.
L’attrice stessa è di un’intensità spaventosa, quasi fuori luogo rispetto alla tragica banalità del copione.

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Purtroppo le buone intenzioni da sole non bastano, e il film naufraga miseramente. Si potrebbe pensare che, se non altro per la semplice quantità di “cose” che ci vengono riversate dentro, le due ore di visione riescano almeno ad intrattenere. Invece no.

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La sceneggiatura è tale da non tollerare nemmeno un istante di smarrimento: appena di ferma o rallenta l’azione (per esigenze narrative o ritmiche) tutto sprofonda nella più bieca noia.
Che verso la fine sconfina nel comico, quando la delicata creatura che ha vissuto nella torre e parla coi folletti, di colpo impugna una spada e un’armatura per guidare il popolo in rivolta, tra scogliere a picco, stendardi, lotte e magia.

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Rimane incomprensibile che cosa gli autori abbiamo cercato di fare con questa storia. Dalla favola hanno tolto il carattere dominante: la semplicità e l’unitarietà della narrazione, che tradizionalmente si svolge tutta attorno ad un unico, semplice tema. Qui non si capisce quale sia e non solo: manca anche una simbologia chiara, in grado di rendere una storia di fantasia metafora di realtà (come invece succede nelle favole classiche) e gli spunti interessanti sono troppi per trovare un’espressione chiara. È una parabola sulla bellezza? Sulla vecchiaia? Sui rapporti uomo-donna? Sull’amore? Sulla fragilità? È un mix di tutte queste cose? È una favola? E cosa centra, di preciso, Biancaneve?!
Privata di tutto il suo spessore semplice e antico, la favola diventa un vuoto accatastarsi di immagini-scene-situazioni il cui senso ultimo non è dato di conoscere. Al suo interno un cast di attori anche bravi brancola incredulo, facendo del proprio meglio per salvare il salvabile.

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Se la favola originaria di Biancaneve, come raccontata da Disney e non solo, illustrava il tema ancestrale della purezza che vince contro la malvagità, questo film può al massimo esemplificare come, volendo dire troppo, si finisce per non dire assolutamente nulla.

 

 

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One Comment su “Biancaneve e il cacciatore”

  1. Diego Says:

    All’inizio sembrava che ti fosse piaciuto, poi l’hai massacrato! Quindi ho fatto bene a non vederlo. Perfetto.


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