Porco Rosso

Pubblicato 9 dicembre 2013 di Ebe Buzzi
Categorie: 2013, anime, Hayao Miyazaki

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Tra i grandi grandissimi film che illuminano come fari nella nebbia i giorni più bui della mia vita, c’è questo, che a voler essere proprio fiscali è un cartone animato e a voler essere proprio sinceri non ho capito davvero se non recentemente.

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La prima volta in cui ho sentito parlare di Porco Rosso è stato su un giornalino quando ero bambina. C’erano delle immagini del film, o forse la trasposizione per immagini del film stesso, ridotto a “fotoromanzo”… in ogni caso ricordo perfettamente una figura precisa: un personaggio femminile che balza con una grazia naturalissima su un pontile di legno. Particolare autobiografico: ho passato buona parte della mia infanzia sui pontili ed uno dei miei traumi era saltare su e giù. Lo facevo con ben poca grazia e con moltissimo terrore… e forse per quello quella singola semplicissima immagine mi ha colpita così tanto: in quel gesto tanto naturale e aggraziato ci vedevo un miracolo.

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La brutalità dell’infanzia, spiegata da Wes Anderson

Pubblicato 29 novembre 2013 di Ebe Buzzi
Categorie: 2013, commedia

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Non ci sono le parole per definire quello che Wes Anderson è diventato, un film dopo l’altro, nel panorama del cinema contemporaneo. Ma ci sono immagini.

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Biancaneve e il cacciatore

Pubblicato 23 febbraio 2013 di Ebe Buzzi
Categorie: 2012, mostruosità

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Lo so cosa state pensando.
“Ma come, dopo anni di silenzio, riemergi con la recensione di una simile porcheria?!”
E invece no, cari lettori, NO.
Questo film è un CAPOLAVORO ingiustamente sottovalutato.

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Cluny Brown

Pubblicato 16 maggio 2012 di Ebe Buzzi
Categorie: anni '40

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Cluny Brown, tradotto in italiano con la tipica “locuzione-generica-da-film-romantico” tanto in voga in quell’epoca “Tra le tue braccia” (!?), è un film originale anche per gli standard di Ernst Lubitsch, e scusate se è dir poco. In pieni anni ’30 questo signore ha fatto film dove si parla candidamente di menàge a trois, e ha costruito un’intera carriera holliwoodiana su trame ricche di colpi di scena considerati pruriginosi per i tempi.

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Sherlock Holmes

Pubblicato 6 giugno 2010 di Ebe Buzzi
Categorie: 2009, blockbuster, Guy RItchie

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Ho visto questo film solo in memoria dei bei film che ha fatto Guy Ritchie ante-Madonna (Lock & Stock, The Snatch), ma senza grosse speranze di redenzione: mi aspettavo una truzzata terribile, il classico blockbuster da milioni di dollari che però non vale due soldi… Invece sono stata smentita. Due soldi senza dubbio li vale, se non altro per il cast (fatto essenzialmente da un magnetico Robert Downey Jr. che riduce tutti gli altri a comparse) e per un paio di trovate narrative abbastanza divertenti. Ma soprattutto, merita per l’interessante trinagolazione di rimandi, per il modo in cui un personaggio emblematico della letteratura è riuscita quasi da solo a reinventare sè stesso.

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Il castello errante di Howl, ovvero sulla magia della vecchiaia.

Pubblicato 28 maggio 2010 di Ebe Buzzi
Categorie: anime, cartoni animati, giappone, Hayao Miyazaki, recensioni

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Repost da Altercatio.

Può un cartone animato, tradizionalmente riservato al pubblico dei più giovani, diventare una piccola opera d’arte sulla maturità, che ci ricorda come la vecchiaia sia innanzitutto “una questione di testa”?
E’ quello che sono riusciti a fare Hayao Miyazaki e lo Studio Ghibli con Il castello errante di Howl, cartone animato tratto (con una certa libertà, a dire il vero) dal romanzo omonimo del 1986 della scrittrice inglese Diana Lynne Jones. Era difficile aspettarsi qualcosa meno di un successo dal regista che può vantare ben sette suoi film nei primi quindici posti della classifica dei migliori film animati di tutti i tempi; ma il signor Miyazaki è riuscito di nuovo a stupire anche i suoi fan più affezionati. La storia racconta di una ragazza semplicissima, Sophie, di professione cappellaia, senza alcuna ambizione o pretesa, suo malgrado obbligata a diventare grande di colpo. Anzi, a diventare vecchia.

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Gilda, ovvero: il fascino di un mistero

Pubblicato 23 maggio 2010 di Ebe Buzzi
Categorie: anni '40, blockbuster, recensioni, Rita Hayworth

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“Gilda”: il mito di Rita Hayworth, ai massimi livelli, bellissima e maledettamente brava. Un film che ha uno status quasi mitico.

Il poster del film, da DoctorMacro

Da vedere, assolutamente, ma dopo un’attenta e meditata sospensione del giudizio. Questo film non va capito, va gustato. Cercate di seguirne la trama e vi rovinerete buona parte del suo sapore. “Gilda” è in questo aspetto molto simile ad un altro grandissimo capolavoro della stessa annata (correva il 1946), “Il grande freddo”: in entrambi i film la storia d’amore tra i protagonisti si accompagna ad un intreccio di malavita, complotti, poliziotti corrotti e gangster che difficilmente si riesce a seguire. Read the rest of this post »

Fiore di cactus

Pubblicato 17 maggio 2010 di Ebe Buzzi
Categorie: anni '60, Ingrid Bergman, teatro, Walther Matthau

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Ovvero: a volte il teatro è meglio del cinema

la locandina

Qualche mese fa ho avuto l’occasione di vedere al teatro San Babila di Milano lo spettacolo “Fiore di Cactus”. Non sono un’intenditrice di teatro e parlo da profana, ma si è tratta di una rappresentazione davvero spassosa. La platea ha riso dall’inizio alla fine, arrivando a momenti talmente scomposti da obbligare gli attori ad interrompersi!

Il cast aveva una brava Eleonora Giorgi nella parte dell’infermiera/cactus ed uno spassosissimo Franco Castellano nel ruolo del dentista/playboy, ma anche degli ottimi attori di supporto (a me sconosciuti, ma per colpa della mia ignoranza e non dei loro meriti, di questo sono sicura), sempre divertenti ed in parte. Ho scoperto su google, per esempio, che la ragazza che interpreta la giovane fidanzata era nel cast della soap opera “Vivere”… e nonostante questo era anche lei davvero divertente! Read the rest of this post »

Lo squalo

Pubblicato 16 maggio 2010 di Ebe Buzzi
Categorie: anni '70, blockbuster, recensioni, Spielberg

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Ovvero: saper raccontare una storia, prima di ogni altra cosa

Ora, io no voglio sembrare una purista, che fa grette questioni lessicali… ma perché nel passaggio dall’inglese all’italiano, i titoli dei film perdono quasi sempre tutto il loro charme?

Un esempio lampante: “Lo squalo”. Il titolo originale era “Jaws”(“Fauci”): conciso, allusorio, impattante. Non rivelava nulla, ma al tempo stesso solleticava subito la fantasia, andando ad identificare il “pezzo” dell’animale che era la fonte di tutto il terrore, e non altro. “Lo squalo” invece, oltre a vincere il premio come “Titolo meno originale dell’anno”, fa capire subito di che si tratta, e non lascia proprio nulla all’immaginazione.

Va beh, considerazioni lessicali a parte, ammetto di non aver mai visto questo film in 30 anni: una profonda conoscenza della mia personale natura isterica mi ha spinto fin dalla più tenera età ad evitare ogni forma di cinematografia che potesse in qualsiasi maniera impressionarmi. Questo da quando, a circa 8 anni, mi capitò di vedere uno spezzone di Airport ’77, il giorno prima di dover prendere un aereo: incubi, pianti, scene a non finire. Non parliamo di film dell’orrore (avere nozione dell’esistenza di film come “l’esorcista” è più che sufficiente a farmi dormire con la luce accesa), molto violenti (sopporto solo quelli tanto esagerati da far ridere, tipo “Sin City”), o suggestivi quanto a situazioni o scene (ho pianto per due giorni dopo aver visto “Brazil”…).

Tutte queste cose mi hanno spinto ad evitare con cura di vedere “Lo squalo”: già mi immaginavo le scene di panico nella mia spiaggetta pacifica e piena di bambini urlanti in liguria. No, no, no: “Già ora non riesco a nuotare serenamente se non vedo il fondo, figuriamoci se vedo film simili!”

Quindi, cosa mi ha fatto cambiare idea?

Un libro vivamente consigliato!

Un libro fantastico, che ho letto un po’ di tempo fa: “Anni ’70 – la musica, le idee, i miti”, di Howard Sounes. Nel libro vengono trattati, in maniera assolutamente discorsiva e del tutto slegata, una serie di temi, tipici di quel periodo: uno dei filoni più interessanti è proprio quello del cinema, ed in particolare degli adattamenti cinematografici dai romanzi.
Molti dei film di maggior successo di quel periodo sono infatti tratti da romanzi, e quasi sempre da romanzi con un mediocre valore letterario. E’ il caso della saga de “Il padrino”, de “Il giorno dello sciacallo” e de “Lo squalo”.

La descrizione di questo film fatta nel libro di Sounes, la banale constatazione che fu il primo enorme successo di un regista (Steven Spielberg) che di successi ha disseminato un ventennio, e la voglia di prendermi una “pausa contemplativa” da Hitchcock mi hanno convinta: lo davano in tv, e non ho cambiato canale. Ironicamente insieme a me c’era un tenero virgulto, prodotto dell’annata 1970, appunto, che aveva avuto la fortuna di vedere il film al cinema, l’anno in cui uscì. Negli occhi di un bambino di 6-7 anni non si era trattata proprio di una “fortuna”…

La celeberrima, stupenda, locandina

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Rebecca – La prima moglie

Pubblicato 9 maggio 2010 di Ebe Buzzi
Categorie: anni '40, Hitchcock, recensioni

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Ecco un bell'esempio di attori resi pressochè irriconoscibili dall'artista

A volte le aspettative ci fregano. Non ne avevo nessuna per “Il caso Paradine”, che infatti ho trovato meraviglioso, mentre ne avevo parecchie per “Rebecca”.

Primo film americano di Hitchcock e unico della sua carriera a vincere un Oscar come miglior film, è al 97° posto deo migliori film dell’IMDB e ha una notevole fama anche tra i non appassionate. Ha un cast stellare che vanta due attori insigniti per meriti teatrali dalla Regina in persona (Sir Laurence Olivier e Dame Judith Anderson), Joan Fontaine nell’interpretazione che l’ha resa celebre, George Sanders in una parte sgradevole perfetta per lui e l’ex Sherlock Holmes Nigel Bruce nella parte (elementare!) dell’investigatore. Ha anche una fotografia celeberrima e una direzione artistica che ha fatto scuola, con i suoi interni gotici e la sua ricostruzione meticolosa del “tipici” castello inglese. Le aspettative insomma non mancavano, anzi…

La storia raccontata è senza dubbio unica. Tratto da un celebre romanzo di Daphne Du Maurier, “Rebecca” ha per protagonista una fanciulla giovane, timida, innocente che si trova a perdersi una foresta oscura. Non è un caso se il film è stato definito (da nientemeno che Truffaut) “una fiaba”: gli elementi ci sono tutti. L’eroina senza nome, la strega, gli aiutanti, il principe. Read the rest of this post »