Posted tagged ‘anni ’40’

Gilda, ovvero: il fascino di un mistero

23 maggio 2010

“Gilda”: il mito di Rita Hayworth, ai massimi livelli, bellissima e maledettamente brava. Un film che ha uno status quasi mitico.

Il poster del film, da DoctorMacro

Da vedere, assolutamente, ma dopo un’attenta e meditata sospensione del giudizio. Questo film non va capito, va gustato. Cercate di seguirne la trama e vi rovinerete buona parte del suo sapore. “Gilda” è in questo aspetto molto simile ad un altro grandissimo capolavoro della stessa annata (correva il 1946), “Il grande freddo”: in entrambi i film la storia d’amore tra i protagonisti si accompagna ad un intreccio di malavita, complotti, poliziotti corrotti e gangster che difficilmente si riesce a seguire. (altro…)

Annunci

Rebecca – La prima moglie

9 maggio 2010

Ecco un bell'esempio di attori resi pressochè irriconoscibili dall'artista

A volte le aspettative ci fregano. Non ne avevo nessuna per “Il caso Paradine”, che infatti ho trovato meraviglioso, mentre ne avevo parecchie per “Rebecca”.

Primo film americano di Hitchcock e unico della sua carriera a vincere un Oscar come miglior film, è al 97° posto deo migliori film dell’IMDB e ha una notevole fama anche tra i non appassionate. Ha un cast stellare che vanta due attori insigniti per meriti teatrali dalla Regina in persona (Sir Laurence Olivier e Dame Judith Anderson), Joan Fontaine nell’interpretazione che l’ha resa celebre, George Sanders in una parte sgradevole perfetta per lui e l’ex Sherlock Holmes Nigel Bruce nella parte (elementare!) dell’investigatore. Ha anche una fotografia celeberrima e una direzione artistica che ha fatto scuola, con i suoi interni gotici e la sua ricostruzione meticolosa del “tipici” castello inglese. Le aspettative insomma non mancavano, anzi…

La storia raccontata è senza dubbio unica. Tratto da un celebre romanzo di Daphne Du Maurier, “Rebecca” ha per protagonista una fanciulla giovane, timida, innocente che si trova a perdersi una foresta oscura. Non è un caso se il film è stato definito (da nientemeno che Truffaut) “una fiaba”: gli elementi ci sono tutti. L’eroina senza nome, la strega, gli aiutanti, il principe. (altro…)

Il caso Paradine

5 maggio 2010

La mia tipologia preferita di poster dell'epoca: teste fluttuanti a go-go! Da http://www.doctormacro.com

Prosegue il mio tentativo ormai quasi decennale di vedere tutti i film di Hitchcock… avendo iniziato con i” classici”, sono rimasti in fondo quelli meno noti, come questo. Ovviamente parlare di un film “meno noto” di Hitchcock è un po’ come parlare di una b-sides dei Beatles: ci sono artisti talmente geniali e perfetti che possiamo permetterci di relativizzare, e spacciare come “scarse” opere che in realtà restano grandissime e hanno come unico limite quello di dover stare accanto a “Yestarday”.

E’ un po’ il caso di questo film: il suo unico difetto è quello di non essere un altro Vertigo… ma questo non vuol dire che non si tratti di un’opera davvero affascinante, con delle interpretazioni fortissime e delle scene davvero indimenticabili.

La storia è semplice: nell’Inghilterra degli anni ’40, dove esiste ancora la pena di morte per gli assassini, Gregory Peck è un brillante avvocato, a cui viene richiesto di difendere Alida Valli, donna bellissima ed enigmatica accusata di aver avvelenato il marito, ricchissimo e cieco. “La solita storia”, insomma, il solito giallo, con un finale quasi scontato. Beh, in effetti si. Ma quello che fa la differenza è il modo in cui Hitchcock la racconta, o meglio ancora: il modo in cui la mostra. Perché il fascino di questo film è tutto nella regia: una perfezione maniacale nella costruzione di ogni scena, di ogni inquadratura fanno di una storia banale un capolavoro che va molto al di là del semplice “giallo” avvocatizio.

Hitchcock gioca con gli stereotipi: si compiace della banalità del suo materiale e lo rigira, instillando un continuo senso di ansia e di dubbio nello spettatore. Prende una situazione banale, poi la fa vedere da angolazioni diverse, poi palleggia tra campo e controcampo e ci nasconde gli attori, i loro visi, poi ce li mostra incerti e dubbiosi. E la vera suspense del film è tutta qui, nel continuo senso di dubbio, che porta al limite della paranoia: quella donna è davvero una santa innocente? è davvero una strega colpevole e manipolatrice? ma chi sta manipolando chi? e perché? (altro…)