Archive for the ‘blockbuster’ category

Sherlock Holmes

6 giugno 2010

Ho visto questo film solo in memoria dei bei film che ha fatto Guy Ritchie ante-Madonna (Lock & Stock, The Snatch), ma senza grosse speranze di redenzione: mi aspettavo una truzzata terribile, il classico blockbuster da milioni di dollari che però non vale due soldi… Invece sono stata smentita. Due soldi senza dubbio li vale, se non altro per il cast (fatto essenzialmente da un magnetico Robert Downey Jr. che riduce tutti gli altri a comparse) e per un paio di trovate narrative abbastanza divertenti. Ma soprattutto, merita per l’interessante trinagolazione di rimandi, per il modo in cui un personaggio emblematico della letteratura è riuscita quasi da solo a reinventare sè stesso.

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Gilda, ovvero: il fascino di un mistero

23 maggio 2010

“Gilda”: il mito di Rita Hayworth, ai massimi livelli, bellissima e maledettamente brava. Un film che ha uno status quasi mitico.

Il poster del film, da DoctorMacro

Da vedere, assolutamente, ma dopo un’attenta e meditata sospensione del giudizio. Questo film non va capito, va gustato. Cercate di seguirne la trama e vi rovinerete buona parte del suo sapore. “Gilda” è in questo aspetto molto simile ad un altro grandissimo capolavoro della stessa annata (correva il 1946), “Il grande freddo”: in entrambi i film la storia d’amore tra i protagonisti si accompagna ad un intreccio di malavita, complotti, poliziotti corrotti e gangster che difficilmente si riesce a seguire. (altro…)

Lo squalo

16 maggio 2010

Ovvero: saper raccontare una storia, prima di ogni altra cosa

Ora, io no voglio sembrare una purista, che fa grette questioni lessicali… ma perché nel passaggio dall’inglese all’italiano, i titoli dei film perdono quasi sempre tutto il loro charme?

Un esempio lampante: “Lo squalo”. Il titolo originale era “Jaws”(“Fauci”): conciso, allusorio, impattante. Non rivelava nulla, ma al tempo stesso solleticava subito la fantasia, andando ad identificare il “pezzo” dell’animale che era la fonte di tutto il terrore, e non altro. “Lo squalo” invece, oltre a vincere il premio come “Titolo meno originale dell’anno”, fa capire subito di che si tratta, e non lascia proprio nulla all’immaginazione.

Va beh, considerazioni lessicali a parte, ammetto di non aver mai visto questo film in 30 anni: una profonda conoscenza della mia personale natura isterica mi ha spinto fin dalla più tenera età ad evitare ogni forma di cinematografia che potesse in qualsiasi maniera impressionarmi. Questo da quando, a circa 8 anni, mi capitò di vedere uno spezzone di Airport ’77, il giorno prima di dover prendere un aereo: incubi, pianti, scene a non finire. Non parliamo di film dell’orrore (avere nozione dell’esistenza di film come “l’esorcista” è più che sufficiente a farmi dormire con la luce accesa), molto violenti (sopporto solo quelli tanto esagerati da far ridere, tipo “Sin City”), o suggestivi quanto a situazioni o scene (ho pianto per due giorni dopo aver visto “Brazil”…).

Tutte queste cose mi hanno spinto ad evitare con cura di vedere “Lo squalo”: già mi immaginavo le scene di panico nella mia spiaggetta pacifica e piena di bambini urlanti in liguria. No, no, no: “Già ora non riesco a nuotare serenamente se non vedo il fondo, figuriamoci se vedo film simili!”

Quindi, cosa mi ha fatto cambiare idea?

Un libro vivamente consigliato!

Un libro fantastico, che ho letto un po’ di tempo fa: “Anni ’70 – la musica, le idee, i miti”, di Howard Sounes. Nel libro vengono trattati, in maniera assolutamente discorsiva e del tutto slegata, una serie di temi, tipici di quel periodo: uno dei filoni più interessanti è proprio quello del cinema, ed in particolare degli adattamenti cinematografici dai romanzi.
Molti dei film di maggior successo di quel periodo sono infatti tratti da romanzi, e quasi sempre da romanzi con un mediocre valore letterario. E’ il caso della saga de “Il padrino”, de “Il giorno dello sciacallo” e de “Lo squalo”.

La descrizione di questo film fatta nel libro di Sounes, la banale constatazione che fu il primo enorme successo di un regista (Steven Spielberg) che di successi ha disseminato un ventennio, e la voglia di prendermi una “pausa contemplativa” da Hitchcock mi hanno convinta: lo davano in tv, e non ho cambiato canale. Ironicamente insieme a me c’era un tenero virgulto, prodotto dell’annata 1970, appunto, che aveva avuto la fortuna di vedere il film al cinema, l’anno in cui uscì. Negli occhi di un bambino di 6-7 anni non si era trattata proprio di una “fortuna”…

La celeberrima, stupenda, locandina

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