Sherlock Holmes

Ho visto questo film solo in memoria dei bei film che ha fatto Guy Ritchie ante-Madonna (Lock & Stock, The Snatch), ma senza grosse speranze di redenzione: mi aspettavo una truzzata terribile, il classico blockbuster da milioni di dollari che però non vale due soldi… Invece sono stata smentita. Due soldi senza dubbio li vale, se non altro per il cast (fatto essenzialmente da un magnetico Robert Downey Jr. che riduce tutti gli altri a comparse) e per un paio di trovate narrative abbastanza divertenti. Ma soprattutto, merita per l’interessante trinagolazione di rimandi, per il modo in cui un personaggio emblematico della letteratura è riuscita quasi da solo a reinventare sè stesso.

Considerazione iniziale: non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Per quanti non lo sapessero, Sherlock Holmes è stato la dichiarata fonte di ispirazione per uno dei personaggi televisivi di maggior successo degli ultimi dieci anni, il dott. Gregory House. House è, come il detective creato da Conan Doyle, una mente superiore, un osservatore incredibile capace di ricavare deduzioni al primo sguardo, ma anche un uomo malato di ennui, infastidito dai suoi simili, tossicodipendente, sgradevole. I due hanno in comune un migliore amico che constituisce la loro “metà migliore”, una grande passione per la musica, un sacco di sotterfugi narrativi e, come omaggio finale, l’indirizzo di residenza.Voilà!

Cosa centra? Che in questo film il cerchio si chiude, perchè abbiamo uno Sherlock Holmes che a sua volta ricalca il dottore reso celebre in tv da Hugh Laurie. Ovviamente un personaggio tanto apprezzato non poteva finire per essere clonato anche al cinema, e quale sede migliore di questa, quale personaggio più adatto di quello da cui House stesso è stato preso? Il personaggio originale ovviamente non poteva essere ripreso in maniera diretta… per quanto affascinante, il pubblico moderno lo avrebbe trovato tremendamente noioso, perchè è un omino sgradevole, bruttino, un po’ grigio e decisamente pedante. Meglio ammodernarlo, dargli tutto il carisma di un attore dal fascino assolutamente moderno e perchè no?, un po’ maledetto, ripulirlo un po’ e rimetterlo in pista in un film che potrebbe essere stato tranquillamente girato ai giorni nostri.

la modernità farà sempre capolino dentro ogni pseudo carrozza vittoriana di questo film, è inutile

L’ambientazione è forse la parte meno riuscita: l’epoca vittoriana si intravede, ma scivola via in un paio di voli d’uccello sopra Londra in CG, in qualche bel costume e in un paio di corse in carrozza. Fine. Si è parlato di “modernizzazione”, ma personalmente non ho trovato la resa finale molto calcolata, sembrava piuttosto frutto di trascuratezza o di mancanza di tempo. L’uso del 3D c’è ed è anche piuttosto invadente, anche se non tanto da risultare sgradevole. Ovviamente la città è grigia, ovviamente piove (ma non spesso), ovviamente è pieno di vicoli fetidi. La Londra raffigurata è però deludente se confrontata con rappresentazioni analoghe in film ambientati nello stesso periodo (per esempio, Sweeney Todd o La leggenda di Jack lo Squartatore) e tanto più deludente se si pensa che questo qui è Guy Ritchie: un attore ingleserrimo, che ha messo in scena in maniera meravigliosa la Londra moderna in più di un bel film.

La storia poi è un delirante misturotto di esoterismo, massoneria, spy story, guardie e ladri, che si palleggia tra mancanza di fili logici e banalità, e spesso rotola malamente nel più trito clichè. Ma tutto sommato si salva alla fine, con una manovra quasi meta-cinematografica dove in pratica si rivela proprio per quello che è: una ridicola montatura fatta solo per impressionare il pubblico. Un vero omaggio alle trame classiche di Conan Doyle: quello che viene presentato come metafisico e soprannaturale in realtà è solo una finzione, svelata pezzo a pezzo dal detective, che fa della ragione la sua arma privilegiata e non riescie a rassegnarsi al ridicolo polpettone in salsa massonica che gli si vuole propinare. Senza dubbio questa conclusione, affrettatamente fornita negli ultimi dieci minuti, mi ha fatto rivalutare l’intero film, che altrimenti sarebbe stato veramente scontatissimo.

La sequenza di boxe: omaggio al Brad Pitt gitano di The Snatch, o piuttosto a Fight Club?

Resta il fatto che al di là di tutte questa considerazioni questo film verrà ricordato essenzialmente per via del suo attore principale, che si adatta in maniera meravigliosa al personaggio, dandogli nuova linfa e nuovo carisma. Robert Downey Jr. in questo film è davvero eccellente: riescie ad essere ironico, affascinante, corrosivo e pungente in ogni scena. Ed anche in quelle più sopra le righe riescie quasi sempre a non strafare e risultare credibile. Forse proprio perchè è maledettamente personale, e rende il suo Holmes qualcosa di più di una maschera di fastidiosa arguzia: è un uomo con limiti e debolezze, con infelicità e passsioni che forse non sempre dice, e solitamente si ingegna a nascondere dietro ad una maschera di strafottenza.

Come dicevo, alcune scene sono un po' sopra le righe... "La chiave per liberarmi è sotto quel cuscino!"

Jude Law è altrettanto bravo, e il suo Watson è tutto tranne l’ometto in balia degli aventi che ci si aspetterebbe: è l’unico che tiene testa a quel vuolcano del suo partner, anche se spesso nè è un po’ una vittima innocente, e tra alti e bassi la loro amicizia è senza dubbio il rapporto umano più interessante e meditato del film (che ha due personaggi femminili, assolutamente accessori). Anche se il suo personaggio è meno vistoso, il rapporto tra i due è quello che tiene viva la trama e che regala le scene più interessanti e umane, fatte di ripicche, battibecchi e autentici slanci di fraterno eroismo hollywoodiano (yawn).

"Siamo la coppia più bella del mondo, e ci dispiace per gli altri"

Da menzionare anche Mark Strong, attore-amico di Ritchie, specializzato in parti del russo o del cattivo (o anche del russo cattivo). Prevedibile.

Azzeccati anche i personaggi di contorno, dall’ispettore di polizia nemico-amico allo stuolo di alti papaveri massoni.

Non mi ha fatto impazzire Rachel McAdams, attrice senza dubbio caruccia ma non proprio istrionica, scelta, probabilmente in virtù della sua aria un po’ piccante e non classica, per interretare al parte della ladra capace di tener testa a Holmes e di cui lui finisce, ovviamente, per invaghirsmi (yahwn). Per fortuna la trama ci risparmia ogni penosa deriva sentimentale, e gira il tutto in chiave decisamente comica ma questo finiesce per rendere tutto il personaggio abbastanza superfluo.

Nel complesso, un film di buon intrattenimento, non certo in grado di farci ricordare il buon Guy Ritchie di una volta, ma capace di farci sperare in un ritorno… tanto il sequel è, ovviamente, già annunciato.

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